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Bonus Politiche Attive Veneto con nuove risorse: chi può richiederlo

L'INPS, con il messaggio n. 2652 del 26 agosto 2026, ha reso note le istruzioni operative relative a un Atto integrativo dell'accordo tra INPS e Regione Veneto che amplia le fonti di finanziamento dei cosiddetti "Bonus Politiche Attive" destinati ai lavoratori della Regione Veneto. 

Si tratta di misure economiche pensate per sostenere le persone impegnate in percorsi di politica attiva del lavoro e per incentivare le assunzioni da parte delle imprese. L'intervento nasce da una collaborazione tra INPS, Regione Veneto e l'ente regionale Veneto Lavoro, che dal 2024 gestiscono insieme l'erogazione di questi sostegni economici. La novità principale riguarda l'introduzione di una seconda linea di finanziamento, che si affianca a quella già esistente, ampliando così le risorse disponibili per i beneficiari.

Bonus politiche attive Veneto: cos’è

Il quadro normativo di riferimento parte dalla Convenzione quadro sottoscritta il 17 ottobre 2024 tra INPS e Regione Veneto, cui ha fatto seguito, il 13 maggio 2025, l'Accordo operativo stipulato anche con Veneto Lavoro. Fino ad oggi, i bonus erano finanziati esclusivamente attraverso il Programma Regionale del Fondo Sociale Europeo Plus (PR FSE+) 2021-2027. Con la delibera della Giunta Regionale n. 204 del 31 marzo 2026, la Regione Veneto ha destinato ulteriori risorse pari a 46.201.900,00 euro, questa volta attingendo al PNRR, nell'ambito della Missione 5, Componente 1, Riforma 1.1, relativa al Programma GOL (Garanzia Occupabilità Lavoratori). Per formalizzare questa integrazione, il 23 giugno 2026 INPS, Regione Veneto e Veneto Lavoro hanno sottoscritto un apposito Atto integrativo dell'Accordo operativo. Di questo importo aggiuntivo, 45.650.000,00 euro sono destinati direttamente al pagamento dei bonus ai beneficiari.

Il "Bonus Politiche Attive" è stato istituito con la deliberazione della Giunta Regionale n. 1342/2024 e la sua gestione operativa è affidata a Veneto Lavoro, che si occupa della verifica preliminare dei requisiti, dell'ammissione delle domande e del controllo mensile della partecipazione. 

La misura si rivolge alle persone disoccupate e inattive, con particolare attenzione alle donne e alle categorie più vulnerabili, ed è pensata per sostenerne il reddito mentre partecipano a percorsi di politica attiva erogati da un Centro per l'Impiego (CPI) o da un ente accreditato.

Lo strumento si articola in due componenti distinte: un Bonus di Partecipazione, riconosciuto mensilmente a fronte dell'effettiva frequenza alle attività, e un Bonus di Ricerca Attiva, che può essere richiesto una sola volta nell'ambito dello stesso periodo di disoccupazione e non è cumulabile con un Bonus di Partecipazione già percepito nel medesimo periodo. Il periodo di disoccupazione rilevante decorre dalla data di rilascio della Dichiarazione di Immediata Disponibilità (DID) fino al termine di validità della stessa. Possono essere abbinate al bonus solo le attività di politica attiva dotate di una programmazione temporale definita in termini di durata e frequenza, restando escluse le iniziative che si esauriscono in un unico momento puntuale. La verifica dell'effettiva partecipazione avviene attraverso il sistema informativo di Veneto Lavoro, sulla base delle informazioni registrate dai case manager per i percorsi gestiti dai CPI o dagli enti accreditati.

Cosa cambia

Non si modificano  i requisiti di accesso ai bonus né le modalità e i termini di presentazione delle domande, che restano quelli sopra descritti. 

Cambia invece la gestione finanziaria: la Regione Veneto trasferisce all'INPS una somma di 32 milioni di euro sulla contabilità speciale dedicata, indicando causali di versamento distinte per le due linee di finanziamento, in modo da garantire tracciabilità e corretta rendicontazione, requisito imprescindibile per i fondi PNRR. 

Sul piano operativo, Veneto Lavoro individua per ciascuna domanda la fonte di finanziamento da utilizzare all'interno dei flussi XML trasmessi tramite il servizio online INPS. Le richieste vengono poi verificate dagli operatori regionali, che controllano la copertura finanziaria disponibile, e successivamente validate dalle strutture territoriali competenti, le quali effettuano ulteriori controlli automatici su ogni singola domanda, ad esempio sulla correttezza dei codici fiscali, degli IBAN e sulla presenza dei beneficiari nell'anagrafica INPS.

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